DSA e BES

L’importanza di un dialogo continuo tra il Centro, la Famiglia e la Scuola.

Uno dei punti più importanti nel nostro approccio è quello di garantire uno scambio continuo tra le figure che ruotano ogni giorno attorno al bambino o ragazzo.
Qualunque terapia rischia di restare confinata all’interno della stanza in cui viene svolta, risultando effettivamente poco ecologica e generalizzabile. Attraverso un costante scambio è possibile superare questo confine e garantire il monitoraggio e il raggiungimento degli obiettivi previsti dal progetto riabilitativo. Ogni ambito di vita del bambino e ogni figura che si relaziona con lui costituiscono una risorsa importantissima ed il lavoro stesso del Centro non potrebbe essere efficace senza l’apporto della professionalità degli insegnanti ed un confronto attivo con i genitori.

 “ Ciao tesoro, cosa hai fatto oggi a scuola? Hai tanti compiti da fare per casa?”

             “ Non mi ricordo cosa ho fatto a scuola e non so quali siano i compiti da fare perché ho dimenticato il diario a scuola!”.

“Non è possibile! Ogni giorno è la stessa storia! Ma dove hai la testa? Adesso scrivo sul gruppo delle mamme e mi faccio mandare la foto dei compiti! Non appena mi rispondono ci mettiamo a tavolino e non ti alzi finché non hai finito, va bene?”

Vi ritrovate in quanto scritto sopra? Bene . . . questa è la conversazione che potrebbe avvenire tra un genitore e un bambino con Disturbo Specifico Apprendimento   

        

Ciao tesoro, cosa hai fatto oggi a scuola? Hai tanti compiti da fare per casa?”

                 “ Non mi ricordo tanto bene cosa ho fatto oggi, però ho utilizzato il post – it che ho attaccato sul banco per ricordarmi di prendere il diario e per fortuna non ho tanti compiti per domani!”.

“ Meno male! Allora appena finisci di mangiare iniziamo subito a farli insieme ok?”

                 “Tranquilla mamma, so come organizzare il lavoro da fare, tu fai pure le tue cose.  Se ho bisogno ti chiamo.”

Questa seconda situazione è quanto potrebbe verificarsi grazie ad una buona esercitazione nell’Educazione allo studio. Come ogni cosa della vita, anche “svolgere i compiti per casa” è un’azione che va compresa e allenata e non per tutti avviene nel medesimo modo e con gli stessi tempi. Per questo motivo, gli obiettivi fondamentali da raggiungere sono due:

  • L’autonomia;
  • Un metodo di studio che sia cucito e personalizzato (nessuno è uguale all’altro anche e soprattutto nell’apprendimento).

Esistono ad oggi tantissimi strumenti, strategie e strade alternative che permettono a tutti di raggiungere l’obiettivo comune (quello di apprendere) seguendo però strade diverse (ovvero il proprio stile cognitivo). Ciò su cui bisogna lavorare sono i punti di forza dei ragazzi facendoli scoprire competenti davanti alle sfide scolastiche. Dovendo riportare tutto questo ai compiti per casa, è importante avere ben chiaro il concetto che il compito rappresenta il mezzo per arrivare ad un fine.

Ad esempio:

OBIETTIVO   >  migliorare la comprensione del testo

STRUMENTI   >   utilizzare il brano di italiano che si ha da leggere per il giorno seguente ed usufruire delle domande fornite dal libro per lavorare sull’obiettivo fissato.

L’educatore si muove per tappe:

  1. COSA FARE: Attraverso il lavoro in équipe con le altre figure professionali presenti nel Centro si svolge un’attenta valutazione del profilo di apprendimento del bambino o ragazzo e si decide insieme quali sono gli interventi necessari da attivare, stabilendo le aree di intervento che ogni professionista dovrà affrontare;
  2. COME FARE: Si svolge un primo incontro conoscitivo tra educatore – bambino – famiglia e si svolgono dai 2 ai 4 incontri per osservare il bambino o ragazzo durante lo svolgimento dei compiti per valutare il suo attuale metodo di studio;
  3. PIANO DI AZIONE: Passato questo periodo di “osservazione”, si prepara un piano di azione in cui si concordano gli obiettivi che si vogliono raggiungere nel breve – medio – lungo termine;
  4. AGGIORNAMENTO: Al termine di ogni ciclo sono previsti degli incontri con la famiglia per fare il punto della situazione e discutere insieme eventuali criticità;
  5. RELAZIONE: In ultima battuta viene stilata una relazione in cui si spiega dettagliatamente come si è lavorato con il bambino, se e dove ci sono stati miglioramenti e su cosa invece bisogna ancora lavorare.

PROGETTO DOPOSCUOLA ANASTASIS

Obiettivo del DOPOSCUOLA è il raggiungimento di un metodo di studio personalizzato e il più possibile autonomo.

Presso il nostro Centro è attivo il servizio di DOPOSCUOLA ANASTASIS. Anastasis nasce dalla volontà di ideare, progettare, realizzare e promuovere soluzioni tecnologiche per favorire l’integrazione scolastica e il raggiungimento dell’autonomia. Anastasis, in collaborazione con professionisti del settore e docenti universitari, si impegna da sempre a sviluppare software altamente specifici per supportare non solo l’apprendimento quotidiano a scuola e a casa, ma anche lo sviluppo di nuove strategie cognitive.

Il Doposcuola accompagna i ragazzi durante tutto l’anno scolastico, supportandoli nello studio quotidiano e trovando insieme le strategie più efficaci per ciascuno” (Cooperativa Anastasis).

  • A CHI SI RIVOLGE

    Bambini e ragazzi con DSA e BES

  • DOVE SI SVOLGE

    Presso il nostro Centro o a casa vostra

  • I SOFTWARE

    GECO

    GECO

    ePico!

    ePico!

    SuperMappe Evo

    SuperMappe Evo 

    OCR

    OCR

EDUCATORE

TUTOR

Le leggi da conoscere in materia DSA

LA LEGGE QUADRO PER L’ASSISTENZA DELLA PERSONA CON DISABILITA’ (LEGGE 104/92)

La legge 5 febbraio 1992 n. 104, è la legge che promuove “l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con handicap“.

La Repubblica garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona handicappata e ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società; previene e rimuove le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana, il raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione della persona handicappata alla vita della collettività, nonché la realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali; persegue il recupero funzionale e sociale della persona affetta da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali e assicura i servizi e le prestazioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle minorazioni, nonché la tutela giuridica ed economica della persona handicappata; predispone interventi volti a superare stati di emarginazione e di esclusione sociale della persona handicappata (Art. 1).

DESTINATARI E ACCERTAMENTO
Il destinatario è la persona affetta da una disabilità, ossia colui “che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione”.

Lo stato di handicap viene accertato attraverso una procedura, ossia un esame effettuato da un’apposita commissione medica presente in ogni Azienda Sanitaria Locale (ASL).

Il fruitore può presentare domanda all’INPS, abbinata ad un certificato medico compilato dal proprio medico curante. Tale procedura può essere effettuata autonomamente o attraverso degli enti abilitati, come patronati sindacali, associazioni di categoria, CAF o altro.

AGEVOLAZIONI E PERMESSI LAVORATIVI

La legge 104/92 prevede anche agevolazioni per i lavoratori dipendenti che prestano assistenza a un familiare con accertato handicapCome indicato dall’articolo 33, il genitore di un figlio con disabilità ha diritto a due ore di permesso giornaliero retribuito o il prolungamento dell’astensione facoltativa di maternità fino al terzo anno di vita del bambino.
Dopo il compimento del terzo anno di vita del bambino, la madre o in alternativa il padre, hanno diritto a tre giorni di permesso lavorativo al mese. Il permesso è utilizzabile anche in via continuativa, ma sempre nell’ambito del mese lavorativo. I permessi sono retribuiti e coperti da contributi figurativi utili al raggiungimento della pensione.

Raggiunta la maggiore età del minore affetto da disabilità, i permessi potranno essere comunque utilizzati a condizione che la persona disabile, e chi fruisce dei permessi, convivano e l’una sia assistita in via continuativa ed esclusiva dall’altro.

CURA E RIABILITAZIONE

L’Art. 5 della legge 104/92 promuove l’autonomia e l’integrazione sociale del bambino affetto da handicap attraverso la prevenzione e la diagnosi precoce, l’immediato intervento dei servizi terapeutici e riabilitativi così da permettere un pronto recupero delle difficoltà del bambino, supporto e sostegno alla famiglia, coinvolgimento dell’ambiente familiare nell’attuazione degli interventi socio-sanitari, decentramento territoriale dei servizi per la persona con handicap, al fine di garantire la scelta di quelli più idonei anche fuori dalla circoscrizione territoriale.
INTEGRAZIONE SCOLASTICA

L’Art. 8, della legge 104/92, sottolinea l’importanza di utilizzare adeguate dotazioni didattiche e tecnicheprove di valutazione, e personale qualificato per garantire alla persona con handicap il diritto allo studio.
Per ogni studente con handicap si prevede la realizzazione di un profilo dinamico-funzionale, che sulla base delle caratteristiche fisiche, psichiche, sociali ed affettive dell’alunno, metta in rilievo le difficoltà di apprendimento emerse durante la fase dell’apprendimento, le possibilità di recupero, le risorse del bambino e le sue capacità individuali, che devono essere sostenute e rafforzate.

Per il testo completo della legge 104/ 92, clicca qui: http://www.legge104.it/

NUOVE NORME IN MATERIA DI DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO IN AMBITO SCOLASTICO (LEGGE 170/2010)

La legge 8 ottobre 2010, n°170 riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali o in situazioni di svantaggio socio-economico e culturale.

Il diritto allo studio degli alunni con DSA è garantito mediante molteplici iniziative promosse dal MIUR e attraverso la realizzazione di percorsi individualizzati nell’ambito scolastico.

La presente legge, per le persone con DSA, si pone gli obiettivi di: garantire il diritto all’istruzione; favorire il successo scolastico, anche attraverso misure didattiche di supporto, ridurre i disagi relazionali ed emozionali; adottare forme di verifica e di valutazione adeguate alle necessità formative degli studenti; preparare gli insegnanti e sensibilizzare i genitori nei confronti delle problematiche legate ai DSA; favorire la diagnosi precoce e percorsi didattici riabilitativi; assicurare eguali opportunità di sviluppo delle capacità in ambito sociale e professionale.

E’ compito delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia, attivare, previa apposita comunicazione alle famiglie interessate, interventi tempestivi, idonei ad individuare i casi sospetti di DSA degli studenti.

La diagnosi dei DSA è effettuata nell’ambito del Servizio sanitario nazionale alla fine della seconda elementare per dislessia, disortografia e disgrafia, al termine della terza elementare per la discalculia.


Misure educative e didattiche di supporto

Gli studenti con diagnosi di DSA hanno diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari. È garantito l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico che tengano conto anche di caratteristiche peculiari dei soggetti, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate;

Si ritiene necessaria l’introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere. Per l’insegnamento delle lingue straniere, si prevede l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento, prevedendo anche, ove risulti utile, la possibilità dell’esonero.

Tali misure devono essere periodicamente sottoposte a monitoraggio per valutarne l’efficacia e il raggiungimento degli obiettivi.  Agli studenti con DSA sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all’università nonché gli esami universitari.

Gli alunni con DSA hanno diritto alla personalizzazione degli interventi, in base ai propri bisogni, per raggiungere il successo formativo. Una chiara ed esplicita definizione di tali interventi educativi e didattici deve essere inserita in un appositi Piano Didattico Personalizzato, compilato all’inizio dell’anno scolastico dal Consiglio di classe di riferimento.


Strumenti compensativi

Gli strumenti compensativi sono strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria. Tali strumenti sollevano l’alunno o lo studente con DSA da una prestazione resa difficoltosa dal disturbo, senza peraltro facilitargli il compito dal punto di vista cognitivo. Fra i più noti indichiamo:

  • La sintesi vocale, che trasforma un compito di lettura in un compito di ascolto;
  • Il registratore, che consente all’alunno o allo studente di non scrivere gli appunti della lezione;
  • I programmi di videoscrittura con correttore ortografico, che permettono la produzione di testi sufficientemente corretti senza l’affaticamento della rilettura e della contestuale correzione degli errori;
  • La calcolatrice, che facilita le operazioni di calcolo;
  • Tabelle, formulari, mappe concettuali e altri strumenti che vanno ad interessare la memoria visiva.
  • Maggior tempo nella realizzazione dei compiti scritti, per l’autocorrezione degli errori ortografici, per la correzione degli aspetti sintattici e l’organizzazione complessiva del testo
  • Definire i criteri per la eventuale riduzione dei compiti da assegnare a casa.

Misure dispensative

Le misure dispensative sono interventi che consentono all’alunno di non svolgere alcune prestazioni che, a causa del disturbo, sono particolarmente difficoltose e che non migliorano l’apprendimento.  Per esempio non è utile far leggere a un alunno con dislessia un lungo brano, poiché l’esercizio, per via del disturbo non migliora la sua prestazione nella lettura.

L’adozione delle misure dispensative dovrà essere sempre valutata sulla base dell’effettiva incidenza del disturbo sulle prestazioni richieste, in modo tale da non differenziare, in ordine agli obiettivi, il percorso di apprendimento dell’alunno o dello studente in questione.

In merito alle misure dispensative, lo studente può essere dispensato:

  • Dalla lettura a voce alta in classe;
  • Dalla lettura autonoma di brani la cui lunghezza non è compatibile con il suo livello di abilità;
  • Da tutte quelle attività ove la lettura è la prestazione valutata;
  • Dalla scrittura veloce sotto dettatura;
  • Dall’uso del vocabolario (in alcuni casi);
  • Dallo studio mnemonico;
  • Dallo studio L2 in forma scritta;
  • Dall’uso del corsivo.
  • Dalla valutazione della correttezza della scrittura, prediligendo il contenuto, per i bambini con disgrafia e disortografia, che possono accompagnare o integrare la prova scritta con una prova orale attinente ai medesimi contenuti.

Tratto parzialmente dalla legge n° 170/2010

Per scaricare consultare il documento con la legge completa, clicca qui: www.istruzione.it/esame_di_stato/Primo_Ciclo/…/legge170_10.pdf

ALUNNI CON BES: STRUMENTI DI INTERVENTO PER ALUNNI CON BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (27 dicembre 2012)

Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012 “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”. Indicazioni operative

L’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse.

Quest’area dello svantaggio scolastico, che ricomprende problematiche diverse, viene indicata come area dei Bisogni Educativi Speciali. Vi sono comprese tre grandi sotto-categorie: quella della disabilità; quella dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale.

Per “disturbi evolutivi specifici” intendiamo, oltre i disturbi specifici dell’apprendimento, anche i deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria, ricomprendendo – per la comune origine nell’età evolutiva – anche quelli dell’attenzione e dell’iperattività, mentre il funzionamento intellettivo limite può essere considerato un caso di confine fra la disabilità e il disturbo specifico. (…)

Tutte queste differenti problematiche, ricomprese nei disturbi evolutivi specifici, non vengono o possono non venir certificate ai sensi della legge 104/92, non dando conseguentemente diritto alle provvidenze ed alle misure previste dalla stessa legge quadro, e tra queste, all’insegnante per il sostegno.

La legge 170/2010, a tal punto, rappresenta un punto di svolta poiché apre un diverso canale di cura

educativa, concretizzando i principi di personalizzazione dei percorsi di studio nella prospettiva della “presa in carico” dell’alunno con BES da parte di ciascun docente curricolare e di tutto il team di docenti coinvolto, non solo dall’insegnante per il sostegno.

Alunni con disturbi specifici

Alcune tipologie di disturbi, non esplicitati nella legge 170/2010 (normativa sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento), hanno diritto ad usufruire delle stesse misure previste per i bambini con DSA in quanto presentano problematiche specifiche in presenza di competenze intellettive nella norma. Si tratta, in particolare, dei disturbi con specifiche problematiche nell’area del linguaggio (disturbi specifici del linguaggio o – più in generale- presenza di bassa intelligenza

verbale associata ad alta intelligenza non verbale) o, al contrario, nelle aree non verbali (disturbo della coordinazione motoria, disprassia, disturbo non-verbale, ecc…) o di altre problematiche severe che possono compromettere il percorso scolastico (come per es. un disturbo dello spettro autistico lieve, qualora non rientri nelle casistiche previste dalla legge 104).

Un approccio educativo idoneo dovrebbe dar modo di individuare strategie e metodologie di intervento correlate alle esigenze educative speciali, nella prospettiva di una scuola sempre più inclusiva e accogliente. La legge 53/2003 e la legge 170/2010 costituiscono norme primarie di riferimento cui ispirarsi per le iniziative da intraprendere con questi casi.

Adozione di strategie di intervento per i BES

Dalle considerazioni sopra esposte si evidenzia, in particolare, la necessità di elaborare un percorso

individualizzato e personalizzato per alunni e studenti con bisogni educativi speciali, anche attraverso la redazione di un Piano Didattico Personalizzato, idoneo a sviluppare e potenziare le abilità del bambino.

Le scuole, con determinazioni assunte dai Consigli di classe, risultanti dall’esame della documentazione clinica presentata dalle famiglie e sulla base di considerazioni di carattere psicopedagogico e didattico, possono avvalersi per tutti gli alunni con bisogni educativi speciali degli strumenti compensativi e delle misure dispensative previste dalle disposizioni attuative della Legge 170/2010 (DM 5669/2011).

Per accedere alla normativa completa clicca sul link:

http://www.marche.istruzione.it/dsa/allegati/dir271212.pdf” http://www.marche.istruzione.it/dsa/allegati/dir271212.pdf

CONSENSUS CONFERENCE, “Linee guida sui disturbi specifici di apprendimento” – 6-7 dicembre 2010

Dopo la promulgazione della Legge n° 170 dell’ 8 ottobre 2010 (Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico), si è deciso di redigere uno strumento, la Consensus conference, per rispondere ai quesiti clinici sollevati sui DSA. Si tratta di difficoltà che coinvolgono trasversalmente i servizi sanitari specialistici e la scuola: entrambe queste istituzioni sono sollecitate a fornire risposte adeguate ai bisogni dei soggetti con DSA. Pertanto, necessariamente, una gestione ottimale di questi disturbi richiede una cornice comune di conoscenze condivise, declinate al ruolo delle varie figure professionali coinvolte e alle distinte fasi dell’intervento.

Questa consensus conference, grazie all’ampia rassegna della letteratura internazionale realizzata, fornisce raccomandazioni cliniche basate sui più aggiornati dati scientifici di prova adattati al contesto italiano secondo il giudizio di una giuria multidisciplinare, rappresentativa dei diversi possibili approcci e interessi al tema.

Questo documento sui DSA contribuisce a migliorare le conoscenze sull’argomento formulando, ove le prove scientifiche a disposizione sono sufficienti, raccomandazioni per la migliore prassi clinica e precisando quali sono le aree di conoscenza ancora incerte e dubbie cui dovrebbe orientarsi la ricerca futura. I principi esposti nel presente documento potranno sicuramente contribuire al miglioramento dell’assistenza fornita ai soggetti.

I disturbi di apprendimento esaminati da questa consensus conference interessano la condizione clinica evolutiva di difficoltà di apprendimento della lettura, della scrittura e del calcolo che si manifesta con l’inizio della scolarizzazione. Sono pertanto escluse le patologie di apprendimento acquisite.

I riferimenti internazionali utilizzati nella definizione e classificazione dei disturbi

specifici dell’apprendimento (DSA) sono:

• ICD-10 (F81 Disturbi evolutivi specifici delle abilità scolastiche)

• DSM IV TR (315 Disturbi dell’apprendimento).

Si tratta di disturbi che coinvolgono uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Essi infatti interessano le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici. Sulla base del deficit funzionale vengono comunemente distinte le seguenti condizioni cliniche:

dislessia, cioè disturbo nella lettura (intesa come abilità di decodifica del testo)

disortografia, cioè disturbo nella scrittura (intesa come abilità di codifica fonografica

e competenza ortografica)

disgrafia, cioè disturbo nella grafia (intesa come abilità grafo-motoria)

discalculia, cioè disturbo nelle abilità di numero e di calcolo (intese come capacità

di comprendere e operare con i numeri).

Le disfunzioni neurobiologiche alla base dei disturbi interferiscono con il normale processo di acquisizione della lettura, della scrittura e del calcolo. I fattori ambientali – rappresentati dalla scuola, dall’ambiente familiare e dal contesto sociale – si intrecciano con quelli neurobiologici e contribuiscono a determinare il fenotipo del disturbo e un maggiore o minore disadattamento.

La definizione di una diagnosi di DSA avviene in una fase successiva all’inizio del processo di apprendimento scolastico. È necessario infatti che sia terminato il normale processo di insegnamento delle abilità di lettura e scrittura (fine della seconda primaria) e di calcolo (fine della terza primaria).

Tuttavia è possibile individuare fattori di rischio (personali e familiari) e indicatori di ritardo di apprendimento che possono consentire l’attuazione di attività e interventi mirati e precoci e garantire una diagnosi tempestiva.

Sono in aumento le prove scientifiche sull’efficacia della presa in carico e degli interventi riabilitativi nella riduzione dell’entità del disturbo e/o nel rendimento scolastico.

La precocità e la tempestività degli interventi appaiono sempre più spesso in letteratura tra i fattori prognostici positivi. Al raggiungimento di questi obiettivi devono contribuire più figure professionali e istituzioni.

Tratto dal documento della “Consensus Conference”

Per consultare il documento completo, clicca qui:
http://www.snlg-iss.it/cc” http://www.snlg-iss.it/cc 

IL PIANO DIDATTICO PERSONALIZZATO (PDP) E IL PIANO EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO (PEI)

Il PDP, acronimo di PIANO DIDATTICO PERSONALIZZATO, è un documento che si applica quando nel gruppo classe è presente un alunno con DSA, che garantisce all’alunno stesso l’opportunità di una didattica il più possibile funzionale al suo modo di apprendere.

Un buon PDP deriva da una buona comunicazione e collaborazione tra specialisti, scuola e famiglia.

È un “piano” perchè prevede la predisposizione di un programma, un progetto, un insieme di strategie condivise; “didattico”, perchè il suo scopo è quello di favorire la didattica ovvero migliorare l’efficienza dell’apprendimento dell’allievo e l’efficacia dell’insegnamento del docente; “personalizzato” perché deve essere funzionale a individuare le metodologie, gli strumenti e le strategie più adeguate per il singolo alunno.

Si tratta, nel concreto, di individuare le strategie adeguate per raggiungere gli obiettivi, che sono gli stessi della classe, ovvero individuare i mezzi su misura che permettono all’alunno di conseguire i medesimi obiettivi dei compagni.

È uno strumento didattico che va redatto dal Consiglio di classe, dopo un’attenta osservazione dell’alunno e in collaborazione con la famiglia, il referente DSA d’Istituto ed eventuali terapisti e clinici coinvolti nella riabilitazione delle difficoltà presenti nel bambino. Può essere redatto all’inizio dell’anno se l’alunno presenta una diagnosi o nel corso dell’anno nel caso in cui tale diagnosi sia presentata in un secondo momento.

Nel corso dei Consigli di classe successivi è importante monitorare il percorso educativo dell’alunno.

Il PDP comprende: dati relativi all’alunno, descrizione del funzionamento delle abilità strumentali e caratteristiche comportamentali, caratteristiche del processo di apprendimento, strategie, strumenti compensativi, misure dispensative ed ausili previsti per l’apprendimento dell’alunno, ovvero le modalità concrete con le quali l’alunno raggiungerà gli obiettivi didattici stabiliti.

Il Piano Educativo Individualizzato (indicato con il termine P.E.I.), è il documento nel quale vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra di loro, predisposti per l’alunno in situazione di handicap, ai fini della realizzazione del diritto all’educazione e all’istruzione, come prescritto dall’art. 12 della legge n. 104 del 1992.

Il P.E.I. è redatto congiuntamente dagli operatori sanitari individuati dalla ASL, dal personale insegnante curriculare e di sostegno della scuola e, dove presente, con la partecipazione dei terapisti e clinici coinvolti nella riabilitazione delle difficoltà del bambino e in collaborazione con i genitori.

Il P.E.I. contiene i progetti didattico-educativi, riabilitativi e di socializzazione individualizzati, nonché le forme di integrazione tra attività scolastiche ed extrascolastiche. Nella definizione del P.E.I., sulla base dei dati derivanti dalla diagnosi funzionale e dal profilo dinamico funzionale, si indicano gli interventi finalizzati alla piena realizzazione del diritto all’educazione, all’istruzione ed integrazione scolastica dell’alunno in situazione di handicap, tenendo conto delle disabilità dell’alunno stesso, delle sue conseguenti difficoltà ma anche delle risorse e potenzialità dell’alunno.

I NOSTRI PROGETTI

Io al posto Tuo – progetto di integrazione dell’alunno DSA in classe
Emozioni in InterAzione – progetto di sensibilizzazione e consapevolezza emotiva in classe
Il Lego delle Parole – progetto di metafonologia per i prerequisiti fonologici alla letto-scrittura
S.o.S. Compiti a casa! – progetto di formazione per i genitori per aiutare in modo efficace i propri figli nei compiti
I mesi della prevenzione – progetto di consulenza gratuita per insegnanti e famiglie da parte dei professionisti del Centro

I NOSTRI LABORATORI

Prima, Partenza ….e Via! – laboratorio per la preparazione alla Prima Elementare- Ultimo anno Materna
Elementari Watson! Detective in Azione – laboratorio per il potenziamento di lettura, scrittura e calcolo – I, II, III Elementare
Muoversi con Attenzione junior – laboratorio per potenziare la motricità ed educare l’attenzione consapevole- materna
Muoversi con Attenzione big– laboratorio per potenziare la motricità ed educare l’attenzione consapevole- elementari
Io e te – Laboratorio per il potenziamento degli aspetti sociali della comunicazione- materna ed elementari

GLI SCREENING

  • ScreeningLo screening è una metodologia di rilevazione che è in grado di evidenziare lo status delle principali aree di sviluppo del bambino e del  ragazzo, in virtù delle competenze attese per l’età cronologica di riferimento.
  • Non si tratta di una diagnosi, ma di un’analisi capace di mettere in luce potenziali indici di rischio nella crescita del bambino e del ragazzo e permettere, così, la messa in atto di un tempestivo intervento di prevenzione.
  • Scopo dello screening, quindi, è quello di  prevenire che da lievi difficoltà si instaurino meccanismi errati e inefficaci per lo sviluppo e per l’apprendimento.

Le AREE di screening sono:

  • Sviluppo linguaggio e comunicazione (Nido, Materna)
  • Sviluppo motorio: motricità globale e fine motoria (Nido, Materna)
  • Prerequisiti alla scolarizzazione (ultimo anno Materna e Prima elementare)
  • Apprendimento scolastico delle abilità di lettura, scrittura, calcolo (ciclo Elementare, Medie e Superiori)
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